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MAALO

Farina per Polenta di Ornavasso Maalo
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€4,90

    Prezzo 4% IVA inclusa, spese di spedizione escluse

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  • Descrizione

    Maaolo è la farina di mais coltivata ad Ornavasso, macinata secondo il principio della molitura a pietra con mulini azionati dall'acqua dei ruscelli. Confezione da 1Kg.

     

    Maalo: La farina di Ornavasso

    Il luogo

    Maalo è la farina di mais coltivata a Ornavasso, l’antica “Urnafasch”, paese di origini walser nella Bassa Ossola (Piemonte settentrionale). L’abitato giace sulla conoide del torrente San Carlo (lo “Stagalo” del dialetto locale) là dove il fiume Toce si appresta ad aggirare il Montorfano per sciogliersi nelle acque del Golfo Borromeo del Lago Maggiore. Ornavasso fu insediata nel XIII secolo da popolazioni alemanne di lingua tedesca la cui presenza è testimoniata dalla toponomastica degli alpeggi (si chiamano “Ultoschwendj”, “Frasmatta”, “Farranboda”) e ancora oggi da tradizioni peculiari (il carnevale con “i veli”, momenti goliardici nelle osterie del paese, e le feste rionali), da residui linguistici nel dialetto, dalle iniziative culturali del locale “Gruppo Walser”.

    La farina di Ornavasso

    II mais (“granturco” ad indicarne la provenienza esotica) è originario dalle Americhe e venne introdotto in Europa nel XVII - XVIII secolo, sostituendo nei fondovalle alpini le tradizionali colture cerealicole (orzo, segale, grano saraceno). Il “malgón” (il mais nei dialetti ossolani) viene seminato dall’azienda agricola di Flavio Lavarini e macinato in Valtellina secondo il principio della molitura a pietra un tempo ampiamente diffuso anche ad Ornavasso, nei mulini azionati dall’acqua dei ruscelli. I campi si trovano nella piana alluvionale tra la montagna (la “montagna dei Twergi” [nani]) e il corso del fiume Toce.

    Come cucinarla

    Le sementi sono granelle italiane non OGM: vuol dire che costano il doppio e rendono la metà rispetto a quelle OGM e questo scarto spiega la differenza di costo rispetto alle comuni farine da polenta disponibili nei supermercati. Sia la qualità delle sementi che i procedimenti di molitura (una farina meno fine e raffinata) garantiscono la qualità di Maalo che permette di (ri)conquistare un antico alimento contadino delle Alpi di fondovalle.

    Maalo può essere cucinata in due modi (nelle tradizionali pentole di bronzo (i “brunzitt”) su fuoco di legna oppure nelle moderne pentole da polenta antiaderenti: come “polenta” (una parte di farina e quattro parti di acqua; cottura 75 - 80 minuti) e come "Frigài", polenta fatta raggrumare e da gustare con il latte e la panna (una parte di farina e due parti d’acqua; cottura 50-60 minuti)

    Il nome

    Il nome Maalo è lessico walser di origine alemanna (nel tedesco moderno: Mehl “farina”, mahlen “macinare”). M*L è radice indoeuropea per “macinare” (vedi M*LINO in italiano, M*LL in inglese, M*LE in tedesco, M*LIN in francese, come M*LA/M*LARE) ad indicare l’operazione fondamentale per trasformare la granella o i cereali in farina cucinabile.

    Nella lingua walser di Ornavasso (Maalù, farina, Maalà, macinare), resiste l’espressione Heitrùmaalù (“polentina con verdura”) a richiamare i momenti di carestia dove farine povere venivano accompagnate ad erbe cotte in acqua e poco grasso. È probabilmente una storpiatura recente da Chritrumaalù (“polenta di erbe”). Un proverbio nella lingua walser di Salecchio recita: vii Gris und wenik Mààl! (“tanta crusca e poca farina!”).

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